EFFICIENZA ENERGETICA: I PONTI TERMICI

Ponte termico

il ruolo dei ponti termici nell’efficienza energetica degli edifici

 

 

In edilizia si fa un gran parlare di miglioramento energetico, fonti rinnovabili e isolamento termico. Spesso in ordine sparso.

L’efficienza energetica rappresenta indubbiamente un argomento strategico nel mondo delle costruzioni che, complice il chiaro indirizzo che le normative urbanistiche impongono, sta destinando le proprie risorse al recupero e alla riqualificazione dell’edificato esistente.

Va detto però che si tratta di un argomento alquanto complesso che necessita di conoscenze tecnologiche e nasconde, per questo, insidie non di poco conto.

 

Ma veniamo alla premessa e mettiamo nell’ordine corretto i tre fattori citati all’inizio

  • Isolamento Termico
  • Fonti rinnovabili
  • Miglioramento energetico

La prima cosa da analizzare è l’efficacia dell’isolamento termico e, quindi, della resistenza termica dell’involucro edilizio. Solo successivamente è opportuno applicare le idonee fonti rinnovabili per alimentare gli impianti ed ottenere infine un miglioramento energetico.

In questo articolo tratteremo il primo dei tre fattori ed in particolare ci concentreremo sui ponti termici.

 

Ma cos’è un ponte termico?

 

Un ponte termico rappresenta una corsia preferenziale dei flussi termici. Immaginando l’edificio come un grande serbatoio, il ponte termico è assimilabile ad un foro, a una perdita, sulle pareti del serbatoio.

Una definizione noiosamente tecnica potrebbe essere: nodo edilizio nel quale i campi termici subiscono delle distorsioni dovute a compenetrazioni tra diversi materiali (come un balcone) o evidenti differenze tra superfici interne ed esterne (come un angolo).

Se una parete è attraversata convenzionalmente da un flusso monodirezionale (ad esempio dall’interno verso l’esterno in fase invernale), in un ponte termico si concentrano grandi quantità di energia che tendono ad attraversare le strutture con flussi bidimensionali o tridimensionali.

 

Questi nodi vengono frequentemente sottovalutati immaginandone una scarsa influenza sulle perdite per trasmissione dell’involucro. Ma è così?

 

Prendiamo ad esempio l’aggetto di un balcone che fuoriesce da un muro correttamente isolato, magari con cappotto esterno da 16 centimetri, e che si sviluppa lungo tutta la parete presa in esame. Senza scomodare tediosi approfondimenti sul calcolo della trasmittanza termica lineare, un balcone non trattato e non calcolato dimezzerebbe (o peggio) l’efficacia isolante di tutta la parete.

 

Primo degli aspetti negativi è certamente la diminuzione del comfort interno perché un ponte termico rappresenta sempre una diminuzione delle temperature percepite.

 

Secondo aspetto negativo è la formazione di muffe in prossimità di queste superfici fredde e, talvolta, anche di condensa che causerebbe distacchi e marcescenza degli intonaci.

 

Ultimo pessimo risultato, ma forse il più sentito, è invece lo sperpero economico dovuto all’inefficacia del cappotto esterno e, se frutto di riqualificazione energetica, la perdita totale delle detrazioni fiscali.

 

Quindi cosa bisogna fare?

 

Il primo passo per risolvere un problema è sempre la presa di coscienza della sua esistenza ed è fondamentale ricordare che, climatizzando un locale, si agisce termicamente anche sulle strutture che lo delimitano.

In secondo luogo, occorre una buona conoscenza dei materiali edili e soprattutto dei materiali isolanti, non tutti efficaci in egual misura nella risoluzione di uno specifico problema.

Nella pratica, coniugando questi due aspetti, è necessario trattare con i il corretto materiale isolante tutti i ponti termici di un edificio. Riproponendo l’esempio del balcone descritto pocanzi, si risolverebbe il ponte termico (annullandone quindi gli effetti negativi) coibentando la soletta di aggetto con specifici materiali aventi spessore correttamente calcolato.

 

La soluzione è quindi relativamente semplice a dispetto dei rischi che si corrono.

 

Nell’ambito degli interventi di miglioramento energetico è quindi estremamente sbagliato pensare che un intervento di cappottatura, seppur approssimativo, migliori le condizioni dell’edificio esistente. Al contrario è molto probabile peggiorarne lo stato conservativo e il comfort investendo, per giunta, una discreta quantità di denaro.

 

Alessandro Prandini

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