QUANTO DOVREBBE COSTARE UN PROGETTISTA

Quanto dovrebbe costare un architetto

Onorario e prestazione professionale. Due facce (lontane) della stessa medaglia

Come prima cosa devo scusarmi. Questo articolo apparirà a molti come una difesa corporativa della nostra categoria ed un lamento nostalgico dei tempi in cui il Geometra poteva permettersi una vita agiata, protetto da tariffe minime e scarsa concorrenza.

Il mio intento, però, è di tutt’altra natura.

Lo scopo di queste righe è, in realtà, quello di provare a fare chiarezza sull’operato di un libero professionista che lavora nell’edilizia (sia esso architetto, ingegnere, geometra, perito o geologo) ed il suo giusto compenso.

Partiamo, com’è giusto, dall’inizio.

C’erano anni di grande fervore economico in cui un geometra (perché ingegneri ed architetti si contavano sulle dita di una mano) poteva lavorare secondo tariffari ben definiti dagli ordini professionali, sotto i quali non gli era consentito offrire la prestazione.

Non voglio però discutere sulla legittimità di queste tariffe successivamente abolite, pur facendo notare il paradosso secondo il quale in anni di crisi economica s’è pensato di agevolare la concorrenza cancellando le uniche tutele di una classe di lavoratori.

Probabilmente, infatti, non è attraverso la sola imposizione di prezzi minimi che si tutela la prestazione professionale di un tecnico.

Badate bene, parlo della prestazione, non del suo onorario.

L’onorario finisce nelle tasche del tecnico, l’operato impatta invece sulla qualità del tessuto urbano delle nostre città.

Sono due facce della stessa medaglia, e questo è il primo punto.

Ciò che occorre tutelare è proprio la qualità e la preparazione del progettista a beneficio della collettività.

Architetti, Geometri, Ingegneri ed altri liberi professionisti dell’edilizia intervengono su impianti urbani, case, ponti, monumenti e, più in generale, su costruzioni che dovrebbero esser destinate ad una lunga e stabile esistenza.

Ma qual è il giusto compenso di un progettista?

Ecco, per rispondere a questa domanda filosofica vorrei partire da un piccolo dato numerico.

In Emilia Romagna un lavoratore dipendente di medio/basso livello (per formazione e anzianità) con stipendio di circa 1.200 euro netti mensili, potrebbe percepire una retribuzione lorda intorno ai 24.000 euro l’anno.

Secondo i dati di InarCassa, per l’anno 2015, la media dei redditi degli architetti dell’Emilia Romagna è di 19.994 euro annuali. Lordi, ovviamente.

Già così appare netta la differenza ma, per rendere comparabili i due dati, bisognerebbe decurtare dal reddito degli architetti il costo di assicurazioni personali, il valore di ferie e permessi di cui può godere un lavoratore dipendente e le spese quotidiane non totalmente deducibili.

Probabilmente all’architetto rimarrebbero in tasca meno 1.000 euro mensili.

Come detto, questo articolo non mira ad evidenziare disuguaglianze o a difendere una categoria alla quale appartengo, ma a palesare la grande sproporzione tra le due facce della medaglia di cui parlavo poc’anzi: l’onorario e la prestazione professionale.

Come accennato in altri articoli il mestiere del progettista in edilizia può essere  svolto in molti modi. Quasi tutti apparentemente validi (soprattutto senza organi di vigilanza).

Occorre però fare molta attenzione quando l’alto livello di preparazione richiesto dalla natura dell’incarico non trova riscontro in un adeguato onorario professionale.

Come per ogni bene, il costo di una prestazione professionale ne suggerisce spesso il valore qualitativo.

Mi è capitato di sentire la frase: “I geometri hanno rovinato l’Italia”. Seppur meritevole di approfondimento e chiaramente non riferita ad una categoria specifica, l’essenza di questa frase è tragicamente vera.

La scarsa preparazione e sensibilità di chi ha contribuito all’edificazione dei nostri territori urbani tra gli anni ’60 e ’80 ha deturpato numerosi gioielli architettonici e naturalistici italiani.

Tra quelle parole, però, vi è a mio avviso un’altra italica abitudine di estrema attualità. L’abitudine al “loro”.

Perché anche oggi, ogni giorno, c’è un committente che ricerca un tecnico per svolgere una progettazione altamente qualificata affidandola, dopo attente e scrupolose valutazioni (come no…), a colui che è disposto ad offrirgliela in cambio di una cassa di pomodori pachino.

Alessandro Prandini

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