CAPPOTTO INTERNO Come isolare dall’interno

La parola d’ordine è isolare.

Isolare termicamente la propria casa per spendere meno vivendo meglio. Per trattenere il calore dell’impianto di riscaldamento, durante l’inverno, e per impedire l’ingresso del bollore estivo.

Coibentare è sinonimo di cappotto termico, la soluzione più utilizzata e forse la più efficace tra quelle proposte nel panorama tecnologico edile.

Com’è noto, il cappotto termico è una tipologia di isolamento che si compone di uno strato di materiale coibente incollato sull’esterno dell’edificio, rivestendolo completamente. Può variare nello spessore e nella tipologia di materiale. Qui un approfondimento sul cappotto esterno.

Molti di noi, però, abitano in appartamenti che compongono edifici condominiali abitati da altre decine di famiglie.

La soluzione realizzabile con libertà è quindi la posa di un cappotto interno.

Cos’è il cappotto interno

Il cappotto interno, come quello esterno, ha l’obbiettivo di rivestire tutte le pareti che confinano con l’esterno o locali freddi (come un vano scala condominiale).

A differenza della soluzione dall’esterno, il cappotto interno occuperà parte degli spazi abitabili ingombrando dai 6 ai 12 centimetri (di media) lungo le pareti esterne dell’appartamento.

Il rivestimento isolante non dovrà (o non dovrebbe) limitarsi alle sole pareti ma sarebbe opportuno che foderasse tutte le strutture confinanti con l’esterno, come soffitti o pavimenti. L’incompleta applicazione di un cappotto interno, se non progettato correttamente, potrà esser causa di muffe e condense. Qui un approfondimento sui ponti termici.

La struttura può essere realizzata con materiali e tipologie costruttive molto diverse tra loro, in base agli spazi a disposizione e alle prestazioni termiche che si intende raggiungere.

Tipologie di capotto interno

La struttura più comunemente utilizzata, anche perché tra le più economiche, è quella composta da un pannello accoppiato di Polistirene Estruso Espanso (XPS) e cartongesso. Le lastre vengono installate su struttura in alluminio o (più correttamente) incollate alle pareti.

Questa è una soluzione che garantisce buone prestazioni invernali ma non possiamo avere le stesse certezze per il calore estivo.

Un’altra possibilità la si ottiene lavorando una semplice contro parete in cartongesso, che lasci un’intercapedine tra essa e le pareti esterne  riempita con feltri fibrosi, come la lana di roccia o la lana di vetro.

Le fibre minerali offrono ottime prestazioni estive e garantiscono una migliore traspirabilità.

Se non vi è la necessità di realizzare strutture a secco (cartongesso o legno), un’alternativa potrebbe essere la costruzione di un cappotto interno in silicato di calcio.

Il silicato di calcio, per prestazioni e termiche e igrometriche, è probabilmente uno dei migliori materiali a disposizione.

Nel caso in cui non vi sia a disposizione sufficiente spazio per installare cappotti interni tra i 6 e i 12 centimetri, è possibile utilizzare un materiale detto aerogel che con lo spessore di pochi centimetri garantirebbe le prestazioni termiche di un cappotto interno tradizionale. Ovviamente, il problema è rappresentato dal costo elevato del prodotto.

Rischi e caratteristiche del capotto interno

Se il cappotto esterno presenta rischi di muffe e condense, se mal progettato, il cappotto interno espone ancora di più le pareti al deterioramento causato dall’accumulo di umidità.

L’ambiente climatizzato (riscaldato o raffrescato) ha una condizione di umidità e pressione differente rispetto all’aria esterna. Questa tenderà sempre a bilanciarsi.

In inverno l’umidità presente nell’aria interna (riscaldata) è maggiore rispetto a quella esterna. Se non smaltita aprendo le finestre e ricambiando l’aria ambientale questa avrà la tendenza ad essere trasportata verso l’esterno attraverso le pareti.

In caso di cappotto interno questo potrebbe essere un problema molto serio, perché l’umidità potrebbe attraversare lo strato isolante ed imbattersi in un muro esterno freddo, condensando e diventando acqua.

Questa è detta condensa interstiziale.

L’acqua, se non riuscisse ad evaporare, porterebbe ad un deterioramento irreversibile dell’isolante e del muro esterno, sino all’affioramento di muffe le cui spore rappresentano un grave rischio per la salute.

E’ quindi indispensabile che la il cappotto interno sia perfettamente sigillato impedendo il passaggio dell’aria.

Inoltre, come affrontato nell’articolo sui ponti termici, in caso di cappotto interno è ancor più importante curare e conoscere i ponti termici generati dalla sua installazione. Ossia tutti quei punti che rischiano di rimanere molto più freddi rappresentando una corsia preferenziale per umidità e calore.

Il cappotto interno, come tante altre strutture edili, è abbastanza semplice da realizzare ma è di estrema importanza un’attenta progettazione.

Alessandro Prandini geometra

Torna al Blog


Potrebbe interessarti anche….