COME ARREDARE LA CUCINA il parere dell’architetto

Dopo tanti anni di esperienza, posso tranquillamente affermare che nella progettazione di un ambiente domestico la prima questione da affrontare è la cucina.

La cucina era il nucleo delle nostre vecchie case contadine e continua ad essere il baricentro delle nostre abitudini domestiche.

Se il modo di vivere un soggiorno o una camera non trova così radicali differenze tra le abitudini di tutti noi, le affinità con la cucina possono essere anche molto diverse.

Da una parte potremmo avere la (ormai celebre) signora Maria, donna di casa, alla quale piace cucinare per sé e per la famiglia: frigge, impasta e cuoce, nel tempo libero si diletta nella preparazione di elaborate ricette di cucina, tablet alla mano (perché ormai anche la signora Maria si è aggiornata).

Dall’altra potremmo avere la signora Mary (fa più business) che lavora dodici ore al giorno per sé e per la famiglia, preferisce portare i figli in bicicletta e regalarsi la lettura di un libro, passando in cucina solo il tempo necessario.

In questo caso, abbiamo di fronte due persone che vivono la cucina in maniera quasi opposta e, quindi, non potrà essere lo stesso ambiente a soddisfarle entrambe.

Facendo qualche ricerca online, ho potuto vedere che alla domanda “come arredare la cucina”, Google mi offre pagine, link, siti, blog e gli articoli più disparati. Quasi tutti hanno l’ambizione di dare regole o consigli.

Io, come progettista, posso dirvi che nessuna rigida regola è valida.

Cucina chiusa o open space

Una delle prime decisioni che prendo insieme ai clienti è se realizzare un ambiente-cucina open space (aperto quindi e senza alcuna separazione dal resto della zona giorno) oppure una più tradizionale cucina chiusa.

Certamente la prima cosa da valutare è: la mia cliente è la signora Maria o la signora Mary?

L’utilizzo che si pensa di fare della cucina è fondamentale per capire se è più congeniale un ambiente aperto o un locale appartato.

Una cucina open space garantisce certamente la percezione di una zona giorno più ariosa e ampia, dove gli spazi si estendono e la luce naturale ne accentua le dimensioni. Di contro però, oltre alla diffusione degli odori, si dovrà immaginare una vita in cucina meno appartata, soprattutto quando ci sono ospiti.

Una più tradizionale cucina chiusa invece consente di gestire il locale come un luogo di lavoro, dove possono esserci odori e confusione senza che famigliari o ospiti ne soffrano.

Il mio lavoro è spesso quello di trovare il giusto compromesso tra queste due concezioni contrastanti che possono convergere in nuove idee molto più personali e confezionate su misura. Come un abito di sartoria.

Come progettare fuochi, lavabo e piano di lavoro

Gli elementi di arredo che compongono una cucina non sono passivi come può essere un armadio o un letto. Sono componenti attivi che devono consentirci di lavorare agevolmente.

Quando si immagina una cucina nuova, che sostituisca la precedente o si collochi in una casa appena costruita, siamo tutti portati a riproporre gli stessi standard ai quali siamo abituati. Compresi i difetti.

Occorre invece pensare alla cucina partendo da un foglio bianco ed immaginando i movimenti e le abitudini.

Tutto nasce dalla collocazione del piano cottura, del lavabo, del piano di lavoro e della lavastoviglie. I movimenti tra questi quattro elementi devono essere ritmici e fluidi. Non devono esserci grosse distanze tra loro, per evitare di trasportare stoviglie gocciolanti o pentole roventi per più di un passo.

In una configurazione meno classica di due pareti in linea una di fronte all’altra, non troppo distanti tra loro, potremmo avere un piano di lavoro (sotto al quale posizionare la lavastoviglie) accanto al lavabo e i fuochi sulla parete opposta.

fornelli

Composizione di basi, pensili e colonne

Se abbiamo scelto una composizione tradizionale di basi e pensili, potremmo averlo fatto per salvaguardare lo sviluppo del piano di lavoro, che sarebbe interrotto in caso di colonne dispensa.

Ma questa scelta spesso ruota attorno al bisogno di spazio e alla ricerca dell’impatto architettonico immaginato.

In una cucina open space, ad esempio, l’estetica dell’arredo è fondamentale ed è importante quindi portare avanti l’idea con coerenza. In questo caso, la scelta di mobili a colonna (molto capienti) potrebbe essere la più idonea ed è possibile concepire una cucina con isola o penisola.

Se invece il locale fosse appartato e separato dal resto della zona giorno, potremmo scegliere di dar meno importanza all’estetica in favore della praticità. Ma in questo caso, a meno che non si tratti di cucine di oltre 15/20 metri quadrati, è difficile realizzare una base ad isola o penisola.

In conclusione, la progettazione della cucina è il primo passo per progettare una casa da abitare secondo le proprie abitudini, cosicché sarà la casa a adattarsi a te.



Alessandra Guidetti architetto

Torna al Blog

Potrebbe interessarti anche…