IL RISPARMIO ENERGETICO. Una necessità mondiale

risparmio energetico

L’energia ed il risparmio energetico sono ormai asset strategici di tutte le principali economie occidentali. L’origine di questa opportunità di sviluppo economica è in realtà un problema. E anche semplice: l’esaurimento delle riserve di fonti di energia fossile.

Le nostre società sono state costruite, ed hanno prosperato, sul consumo folle di fonti d’energia fossile come carbone e, successivamente, petrolio e metano.

Non ci stiamo dunque trasformando in popoli virtuosi, ma stiamo letteralmente finendo la benzina.

Si certo, adesso abbiamo anche appreso che gli accessi del ventunesimo secolo hanno prodotto un cambiamento climatico senza precedenti nella storia dell’umanità. Ma se avessimo la possibilità di bruciare carburanti fossili per altri duecento anni temo che questo cambio di rotta, seppur lento e tardivo, non ci sarebbe mai stato. 

Cosa possiamo fare per ridurre i consumi di energia?

Abbiamo bisogno di energia per ogni cosa, ed il predominio dell’elettronica sulla meccanica ci rende ancor più dipendenti dall’energia.

Pensiamo alla bicicletta: inventata e sviluppata nella prima metà del ‘800 è stato uno dei primi mezzi di locomozione privi di traino o altre fonti di energia che la mettessero in movimento. Bastava la forza delle gambe per spostarsi da un posto all’altro. Una piccola rivoluzione.

I nostri nipoti, invece, probabilmente avranno solo biciclette elettriche.

Il bisogno di energia è dunque visibilmente in aumento, in un periodo storico in cui è vitale rendere sostenibile lo sviluppo della nostra civiltà.

Grazie ad accordi internazionali, anche se in larga parte disattesi (come il protocollo di Kyoto del 1997), abbiamo visto sbucare le prime torrette di ricarica delle auto elettriche e le principali case automobilistiche hanno cominciato ad investire su motori a propulsione elettrica o ibrida. I cicli produttivi delle aziende sono meno impattanti di trent’anni fa e oggi fare la raccolta differenziata dei rifiuti è diventata un’abitudine diffusa.

inquinamento

E l’edilizia?

Già, e l’edilizia?

Originate dal protocollo di Kyoto sono state emanate direttive europee con lo scopo di ridurre l’impatto ambientale della climatizzazione degli edifici (la più recente è la cosiddetta direttiva 2020).

Le attuali normative nazionali impongono che qualsiasi edificio costruito dal 2019 in poi sia ad energia quasi zero. Sorvolando sull’italica abitudine al “quasi”, è comunque obbligatorio erigere edifici con un bassissimo bisogno di energia di cui, una buona parte, autoprodotta da fonti di energia rinnovabile (pannelli solari, fotovoltaici, pompe di calore e sonde geo termiche).

Pensandoci bene però, pare che l’edilizia sia ancor più in ritardo rispetto ad altre pratiche volte alla riduzione di fabbisogno energetico. A differenza dei risultati ottenuti con il riciclo dei rifiuti o quelli che vedremo nei prossimi anni con le auto ibride, abitiamo ancora in case che consumano molto ed inquinano.

Abitiamo in appartamenti vecchi che non ci offrono alcun comfort e quasi impossibili da climatizzare. Nell’inutile ricerca dei 20 gradi invernali vengono bruciate enormi quantità di gas metano.

Ma se la casa è di recente costruzione (soprattutto se INIZIATE prima del 2008) il risultato è ancora insoddisfacente: i consumi (reali) sono probabilmente oltre i 700 metri cubi annui di metano producendo circa 1300 chili di CO2 ogni anno.

energia rinnovabile

Come e perché migliorare energeticamente gli edifici

Stando alle premesse di questo articolo e alla percezione comune degli usi energetici, ci si aspetterebbe che un intervento sul traffico veicolare e sulle produzioni industriali garantirebbe un buon risultato in termini di abbattimento di emissioni di monossido di carbonio.

Secondo uno studio del politecnico di Milano del 2017 le emissioni delle automobili incidono per circa il 10%, quelle dovute ai cicli produttivi del 25% lasciando il gradino più alto del podio proprio il riscaldamento (ed il raffrescamento) degli edifici con un 65% delle emissioni totali.

Ecco dunque individuato il maggior responsabile di emissioni di CO2 su tutto il territorio nazionale.

Case. Uffici. Negozi. Capannoni.

Ambienti domestici e di lavoro a temperatura controllata che tentiamo di scaldare, in inverno, e raffrescare, in estate, e che inquinano oltre sei volte rispetto al traffico veicolare.

Secondo l’ISTAT, inoltre, su 26 milioni di famiglie italiane, 20 milioni abitano in condomìni. E’ quindi evidente allora, con maggior precisione, quali dovrebbero essere gli immobili sui quali intervenire con urgenza.

E la prima cosa da fare è sempre, senza dubbio, isolare. Coibentare con un cappotto termico (o altri sistemi) è l’unico modo per ridurre il fabbisogno di energia di un edificio.

Ridurre i consumi energetici delle nostre case o dei luoghi di lavoro non è solo importante per molte ragioni (tutela del patrimonio immobiliare, comfort e riduzione della spesa) ma è soprattutto una necessità nazionale e non solo.



Alessandro Prandini geometra

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