STORIE DI QUESTO MONDO, una ristrutturazione finita male

ristrutturazione finita male

Alle prese con il desiderio di ristrutturare casa, a molti non è chiaro come procedere e quale sia il primo passo da fare.

Chiamare un’impresa per un preventivo? Oppure contattare un architetto per una consulenza?

Ma soprattutto: come si sviluppa un intervento edilizio?
Pur iniziando bene il cammino le insidie sono dunque nascoste dietro ad ogni passo. In questo articolo racconteremo le disavventure di ingenui (o arroganti) proprietari di abitazioni che, per sfortuna o colpa hanno visto trasformarsi il sogno di una ristrutturazione in un vero e proprio incubo.

Una ristrutturazione finita male

Di recente ho conosciuto una persona che ci ha contattato per consulenze e progettazione.

Arrivato sul posto mi si presenta davanti una casa nelle fasi finali di una ristrutturazione: pareti fresche di tinteggio, un nuovo cappotto termico con nuovi serramenti splendenti.

Qua e la nell’area cortiliva le rimanenze di materiale da costruzione.  

La mia curiosità al riguardo trova quasi subito soddisfazione e mi viene raccontato che per la ristrutturazione sono stati impiegati tre interminabili anni a causa dell’abbandono del cantiere della ditta appaltatrice.

Tutto traducibile in enormi disagi per tutta la famiglia, che si è trovata a dover abitare in un garage, a sostenere costi imprevisti e battaglie legali che ad oggi sono solo all’inizio.

Quella che doveva essere un’avventura soddisfacente, seppur faticosa, che forse tutta la famiglia sognava da tempo si è dunque rivelata emotivamente ed economicamente intollerabile.

Com’è potuto succedere?

Molte persone in procinto di ristrutturare commettono l’errore di pensare che il loro sia un bisogno semplice. La diretta conseguenza è quindi la ricerca di una soluzione facile.

Si ritroverebbero così a contattare direttamente delle imprese per dei preventivi e, possibilmente, per quella formulina magica: “chiavi in mano”. A mio avviso, una roulette russa.

Nel caso di cui parlavo poc’anzi invece il cliente di è mosso bene: ha chiamato un architetto che a ruota ha coinvolto professionisti collaboratori e imprese di fiducia.

Com’è potuto capitare quindi un tale pasticcio?

Tutto si è concretizzato, probabilmente, nella fase di assegnazione dell’appalto: la ditta suggerita dall’architetto ha formulato un preventivo più basso di oltre il 20% rispetto ad altre aziende concorrenti.

Questo, se è stato elaborato un progetto ed un computo metrico dettagliato, non può accadere.

Un ingente risparmio ingolosisce e ovviamente non mi è possibile affermare quanta responsabilità possa esserci stata da parte del progettista che, in un caso simile, deve mettere in allerta il proprio cliente consigliandogli di scartare l’offerta eccessivamente bassa. Una volpe travestita da pecora.

I risultati dell’errore

Purtroppo l’appalto è stato affidato alla ditta che proponeva il costo minore, ed il cantiere è cominciato.

L’impresa non ha tardato a chiedere denaro extra per proseguire le opere che gli erano state affidate, paventando l’una o l’altra giustificazione.

Con grande collaborazione l’ignaro proprietario accorda, in prima battuta, l’emissione di fatture extra appalto.

Questo però si ripete, e si ripete di nuovo. Sino a ché il proprietario di casa, che voleva solo ristrutturare, decide di non concedere più alcuna deroga al contratto d’appalto esigendo maggior serietà e rispetto degli accordi presi.

A quel punto l’impresa, non avendo la possibilità reale di terminare i lavori, abbandona il cantiere.

Le lavorazioni rimangono così incompiute e la casa rimane avvolta da un arrugginito ponteggio per anni.

La guerra legale inizia quasi subito, con l’intento primario di poter terminare i lavori con un’altra ditta che, dopo anni di disagi, finalmente assume l’appalto per concludere le opere.

Vengono messe così in evidenza tutte le lacune esecutive delle maestranze precedenti. Alcune risolvibili, altre no, come la posa di un cappotto termico non a norma di legge. Quindi non detraibile.

Inutile dire che quell’illusorio risparmio agognato in fase di primo appalto è stato abbondantemente pagato con gli interessi.

3 Semplici regole

Per evitare di trovarsi in simili spiacevoli situazioni che porterebbero ingenti danni economici, per non parlare di quelli emotivi, credo si possano immaginare tre semplici regole:

  • Fai un buon primo passo. Ricorda sempre di cominciare dai professionisti: architetto, geometra o ingegnere. La concretizzazione di un proposito non può non cominciare da un progetto, da una riflessione.
  • Attenzione ai costi. Una cosa rapida, di alta qualità e a buon mercato non esiste. Di qualsiasi cosa si tratti. A maggior ragione nella scelta dell’architetto o dell’impresa non lasciarti ingannare dall’illusione di un risparmio considerevole.
  • Non essere pigro. Non lasciare al web la responsabilità di selezionare il professionista per te. Una volta scelto l’architetto esigi spiegazioni e pretendi, anche da te stesso, di capire ogni passaggio.

Alessandro Prandini geometra


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