ARCHITETTURA E PSICOLOGIA, come creare uno spazio per la mente

L’architettura è una disciplina sviluppata dall’uomo per l’uomo.

Verso la fine della seconda guerra mondiale, durante una seduta della Camera dei Comuni nella quale si sarebbe dovuto discutere della ricostruzione di una nazione devastata dai bombardamenti, il primo ministro inglese Winston Churchill aprì così il dibattito:

Noi diamo forma ai nostri edifici che a loro volta ci formano”

L’architettura, oggi, è percepita spesso come eccentricità o estetica priva di uno scopo pratico, forse perché in un gioco subdolo tra causa ed effetto la figura del progettista ha voluto (o dovuto) adeguarsi ad una società narcisista.

Un tempo si usava mettere l’obiettivo della macchina fotografica in favore del mondo, oggi lo puntiamo verso di noi.

L’architetto ha invece un compito molto più elevato: impiegare tutte le sue energie e le sue competenze per disegnare un ambiente Adatto all’uomo. Non bello, non cool, non glamour. Adatto.

Ma quale connessione c’è tra la frase “Com’è bella la mia casa” e la frase “Come vivo bene nella mia casa”?

Un ambiente adatto è un ambiente “amico”

Chiunque abbia sfogliato una rivista di architettura, magari come attività propedeutica alla costruzione di una nuova casa o alla ristrutturazione di quella nella quale vive, ne è rimasto estasiato. Ambienti perfetti, ogni cosa al posto giusto ed un equilibrio di forme seducente.

Le immagini contenute in una rivista ci restituiscono però un mondo bidimensionale, povero della terza dimensione: l’uomo. Ci suggeriscono di adottare una precisa impronta stilistica illudendoci che ognuna di quelle fotografie rappresenti la nostra casa ideale.

Ma ognuno di noi ha una personalità magnificamente complessa, sedimentata attraverso una storia e dei ricordi individuali: il profumo di legno del vecchio tavolo da pranzo, l’odore di fumo di un camino, la sensazione pungente di una coperta di lana tra le dita o il rintocco ricorrente di un orologio a pendolo.

Le emozioni contenute nei ricordi potrebbero invece riportare alla mente emozioni negative che per nessuna ragione vorremo rievocare in una casa nuova. Se da bambini abbiamo odiato il letto in ferro battuto nel quale i nostri genitori ci obbligavano a dormire, difficilmente sceglieremo una decorazione in ferro per la nuova casa. Seppur adattato ad altro scopo, ci ricorderebbe un oggetto disprezzato e ci farebbe dire non mi piace, senza nemmeno capirne il motivo.

Ecco dunque che il termine Adatto assume un significato fondamentale per immaginare un ambiente vicino, un ambiente Amico.

Le radici della memoria per l’architettura

La nostra personalità, modellata da ciò che consciamente abbiamo costruito nella nostra vita e da ciò che inconsciamente si è depositato attraverso le esperienze vissute, ci porta a percepire precise emozioni all’interno di uno spazio. Un ambiente può renderci irrequieti o appagati, gioiosi o malinconici.

La casa, ad esempio, è il luogo nel quale cerchiamo riposo e protezione da ciò che la giornata ci ha costretto ad affrontare. Deve aiutarci a rallentare il ritmo della respirazione e portarci ad uno stato di benessere.

Lo stesso senso di soddisfazione che sentiamo stando seduti di fronte ad un mare calmo.

Molte delle emozioni che uno spazio ci suscita nascono, dunque, dalla nostra memoria. Ma quale memoria?

Ho accennato alla memoria personale, quella che inizia ad incidersi nella nostra mente dalle fasi neonatali in avanti.

Ma ciò che altera la percezione di un ambiente, la proporzione degli spazi o l’equilibrio di colori arriva da molo più lontano. E’ radicato nell’evoluzione della nostra specie.

Siamo individui da anni, ma siamo genere umano da millenni. Gli impulsi primordiali che fanno parte del nostro patrimonio genetico sono ancora lì e interagiscono con l’ambiente esterno modificando i nostri comportamenti.

Lo vediamo in un neonato che cerca il seno della madre. E’ nella sensazione di protezione che cerchiamo posizionando correttamente il letto all’interno della camera. E’ nel senso di rilassatezza che ci conferisce una luce calda, ricordandoci il sole che tramonta e una giornata che volge al termine.

Ecco allora che disegnare un ambiente domestico, un ufficio o un ristorante Adatti, diventa un compito impegnativo, da assolvere con grande consapevolezza.


Alessandro Prandini geometra


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